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L’impatto psicologico della pandemia Covid-19

Gli effetti immediati del virus sulla salute delle persone, le conseguenze delle misure prese per contenerne la diffusione, la preoccupazione e gli effetti della perdita del lavoro e dei mezzi di sostentamento, e, conseguentemente dei progetti di vita, la chiusura delle scuole e la limitazione estrema delle relazioni dei bambini e dei ragazzi, la riorganizzazione dei ritmi di lavoro e di vita, rappresentano solo alcuni dei fattori principali che hanno compromesso il benessere psicologico di ciascuno di noi.

Le continue informazioni, non di rado incoerenti o contradditorie, hanno contribuito ad aumentare l’incertezza verso il futuro, causando ulteriore stress. L’urgenza con la quale il sistema sanitario sta affrontando la pandemia ha imposto altrettanta rapidità a prendere in cura i bisogni di natura emotiva, affettiva e relazionale aumentati a fronte dell’isolamento durante il lockdown e ai vissuti di incertezza e paura nella fase successiva di convivenza con il virus.

Durante il lockdown abbiamo vissuto da vicino il vuoto, la noia, abbiamo sperimentato una convivenza coatta, in una situazione che ha fatto da cassa di risonanza a emozioni spiacevoli. Vicini tramite il telefono, internet e le videochiamate, menti in collegamento mentre i corpi, nella loro vulnerabilità, sono rimasti lontani e protetti.

Si ha avuto spesso la sensazione di vivere in un mondo irreale, ma mai come ora la pandemia ci ha costretto a prendere contatto con la nostra fragilità ci ha messo di fronte alla vita in tutte le sue fasi in particolare di fronte alla malattia e alla morte che per molto tempo abbiamo rimosso. La pandemia ci ha catapultato nella realtà di alcune fasi della vita che prevedono sofferenza, solitudine e morte. Ci siamo trovati impreparati di fronte a tutto questo, indeboliti dalla mancanza di riferimenti con risposte coerenti, ma da questa fragilità, dalla crisi può scaturire una grande opportunità: il dialogo con le nostre emozioni che, a maggior ragione, in questo momento storico, non devono rimanere inascoltate, evitate o negate.

Con la fase attuale di convivenza del virus nella quale ci troviamo, la paura veste i panni dell’altro indistintamente: l’amico, il collega, il passante.

Rispetto alla fase del lockdown, ci ritroviamo ora ad aver guadagnato maggiori spazi di libertà a discapito della percezione di sicurezza.

Cosa significa sentirsi un potenziale veicolo di contagio per la propria famiglia?

Cosa significa vedere l’altro come potenziale pericolo?

Ci ritroviamo sempre più a fare i conti con ansia, angoscia, incertezza che possono generare dei veri e propri squilibri affettivi e disturbi psicologici.

In questo difficile adattamento cui siamo tutti chiamati, basteranno il distanziamento sociale, le mascherine e il lavaggio delle mani, a tutelare spazi intra ed extra psichici di sicurezza?
Tali questioni mettono ancora una volta al centro la necessità di prestare maggiore attenzione ai bisogni psicologici dei cittadini, abbandonando l’artificiosa distinzione tra salute del corpo e salute mentale.

Se anche tu hai bisogno di supporto psicologico, rivolgiti al Poliambulatorio Medicina e Sviluppo di Treviso per prenotare una consulenza.

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